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Un giorno da non dimenticare. Dopo trentatrè anni


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Per noi tutto è iniziato 3 anni fa. Il 26 settembre del 2006, quando Isola5 era appena nata e la curiosità di chi in quel momento ci circondava fece di "Fra fuoco e fiamme" il primo, e per ora unico, momento di riflessione partecipata sul dopo Enichem e sul futuro di quell'area.

Per Manfredonia tutto, o quasi, è iniziato 33 anni fa. Il 26 settembre del 1976, quando, mentre chi scrive e tanti altri ragazzi che hanno preso parte all'evento di tre anni fa ancora non esistevano, una nube formata da tonnellate di anidride arseniosa si levava dall'Isola5 dell'Enichem.

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Isola5 ricorda queste due date, ci prova da tre anni, attraverso manifestazioni e articoli sui giornali, perché siamo convinti, come lo eravamo tre anni fa, che il passato non si cancella, come non si cancella l'inquinamento provocato dal petrolchimico e che dai nostri errori si può imparare, non semplicemente smantellando un simbolo del passato, ma investendo strategicamente nell'area dell'ex Enichem per preservarla da nuovi rischi e trasformarla nel simbolo della rinascita del nostro territorio.

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Come fare tutto questo?

Con l'aiuto delle istituzioni, delle associazioni e dei privati che vorranno credere nelle potenzialità del nostro territorio.

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Luca ieri mi scriveva tramite email: "Sono in corso le operazioni di bonifica dell'isola 14, rimuovono terreno contaminato da arsenico e lo portano via nei fusti. Come al solito se ne dicono di tutti i colori, addirittura qualcuno sostiene che siano stati ritrovati dei fusti nei pressi della spiaggia Paradiso. Pare che i fanghi presenti nell'isola 14 siano altamente tossici, ragion per cui hanno imposto una procedura speciale per evitare che le polveri di arsenico ed altri contaminanti si disperdano nell'ambiente. In pratica, se ho capito bene, hanno coperto tutto con un grande telone da circo e lavorano in sovrapressione, portando poi i fusti in un piazzale per caricarli su camion diretti - dicono - verso la Germania.

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Che Dio ce la mandi buona!".

Come dicevo prima, con il proprio passato ognuno di noi deve fare i propri conti, non può voltargli le spalle. Il momento è quello giusto per prendersi una rivincita.

Se volete unirvi a noi sapete come contattarci, dall'info@isola5.it alla nostra pagina fan su facebook fino ai nostri telefoni, per chi ha già i nostri numeri.

  • Effetti collaterali sulla stampa
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  • SottoSopra

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    Workshop: Il Golfo di Manfredonia Porta del Gargano. Dal porto vecchio al molo industriale.


    foto roma 09 001 Lodevole iniziativa dell' amministrazione comunale, la quale ha invitato alcune facoltà di architettura italiane e straniere a riflettere sul waterfront di Manfredonia. Mercoledi mattina sono arrivati nella nostra città una quarantina di studenti ed una manciata di professori di architettura dalle facolta di mezza europa e divisi in gruppi stanno lavorando nell'ex-ospedale Orsini, sede dell'università di Manfredonia. Il tema è molto interessante e con Alessandro, Francesco e Carlo abbiamo seguito i lavori sin dal primo giorno ed abbiamo cosi potuto constatare che i ragazzi ed i professori avevano avuto notizie sommarie dell'area del porto industriale e dell' ex-enichem. Eppure alcuni ragazzi riconoscevano nelle torri dell'enichem "elementi  caratterizzanti  lo skyline ed il  fronte-mare della città". Abbiamo così chiesto ai professori che stanno guidando il workshop di poter parlare ai ragazzi del "progetto Isola5" e ieri pomeriggio abbiamo raccontato ai ragazzi ed ai professori la storia di quelle aree e le nostre proposte in merito. convegno architettura manfredonia presentazione progetto isola5 Abbiamo lasciato un po di materiale ai ragazzi. Foto dell'area, un pò di notizie storiche e così via. Non è escluso che Domenica, quando ci sarà la presentazione al pubblico degli elaborati di progetto, potremmo avere qualche sorpresa.
    programma definitivo
    locandina dell'evento
    elenco dei partecipanti
    informazioni
    http://www.magisarch5ue.unina.it/news.htm#convegni

  • Amianto e ethernit
  • Come cambiare la gestione dei rifiuti 2: la raccolta porta a porta
  • Vico “Parla Garganico”
  • Se la storia non risarcisce

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    Enichem, le due torri che vanno giù


    Se il post precedente voleva raccontare la demolizione delle due torri dell'Enichem di Manfredonia dall'ottica del balcone di casa o da quella del finestrino dell'auto, ecco che questa video-testimonianza ci riporta al meno poetico e più meccanico movimento delle gru.



    A riprendere quel pezzo di petrochimico il blog Manfredonia Foto che il 27 di agosto pubblicava questo post.



    Mi permetto di archiviare il tutto anche sul blog di Isola5, immagini che raccontano un passato da rimuovere, senza ancora sapere bene cosa ne sarà del domani.

  • Non abbattiamo le due torri dell’Enichem
  • Ce le vogliono fare a fettine!!!
  • Addio torri
  • Le buone idee vanno copiate

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    Addio torri


    Enichem di Manfredonia

    Cadono giù, come pezzi di storia in frantumi.

    È finalmente arrivato, per le torri dell'Enichem di Manfredonia, il momento di dire addio a quel panorama che per più di trent'anni hanno dominato dall'alto.

    Cadono giù, accompagnate da folate di polvere e amianto e anche in questo sono plateali e spettrali, così come lo erano quando tutto l'impianto era in funzione ed i suoi pennacchi fumanti.

    C'è chi è contento, perché finalmente Manfredonia e Monte Sant'Angelo potranno godere di un panorama sgombro dal passato.

    C'è chi, invece, le guarda con nostalgia, simbolo ormai affossato di un progresso promesso, di una prosperità annunciata che non è mai diventata realtà.

    Io le guardo dal mio balcone con il cuore ancora pieno di speranza.

    La speranza che non si dimentichi e non si cancelli il nostro passato.

    La speranza che la sofferenza e la morte di tante persone non siano state vane.

    La speranza che tutti abbiano imparato dagli errori del passato.

    E accanto a queste speranze una consapevolezza: in quell'area non c'è posto per nuovi ecomostri. Non c'è spazio per nuove e ardite imprese industriali pronte a tramutarsi in fallimenti e in disastri ecologici.

    Al contrario, si spera, che da quei luoghi, come più volte Isola5 ha ripetuto, parta la rivincita del nostro territorio.

    Un rivincita che inizia con la riconquista di quello stupendo angolo di costa e passa attraverso il riutilizzo di quegli spazi industriali per attività innovative, a basso impatto ambientale e sostenibili.

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  • Isola5 detta l’agenda

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    L’elaborazione del lutto, ovvero, come sopravvivere alle catastrofi




    Curiose analogie mi spingono a riportare sul nostro blog alcune considerazioni fatte da Marco Paolini sulle pagine de ilVenerdì di Repubblica del 3 luglio. L'attore di teatro civile, che promuove il suo Racconto per Ustica messo in scena nel 2000 in occasione del ventennale della strage e pubblicato ora da Einaudi in un cofanetto libro-dvd, ha offerto la sua spiegazione al perchè nel nostro Paese la memoria ha le gambe corte .

    Quella per la strage di Ustica, appunto, ma anche quella del terremoto di Messina e del Friuli, dell'alluvione di Alessandria, il disastro di Seveso (aggiungerei) e quella più silenziosa, ma che noi conosciamo bene, dell'Enichem di Manfredonia.

    "siamo il Paese della futura Eurolandia con il maggior numero di sfighe. Ma come abbiamo fatto a sopravvivere?" - si chiede Paolini. "Non siamo un Paese piano - la sua spiegazione -, con tradizione di nazione, ma piuttosto di localismo, geograficamente difficile, socialmente non compatto, linguisticamente unificato di recente, politicamente ancora legato ai campanili: come fai a sopravvivere a una tale somma di catastrofi? Hai due opzioni, elabori il lutto o lo rimuovi". Tutto molto interessante. E come è accaduto molte volte - e questo è il caso dell'Enichem di Manfredonia - di solito a prevalere è la rimozione, forse perché "la rimozione serve a ritrovare una quotidianeità e un futuro. Nel tempo breve è comprensibile, ma alla lunga, determina l'incapacità di essere adulti. E c'è un altro fatto: quando c'è una nuova disgrazia si rievocano le precedenti in un album nostalgia che mischia le cose risolte e quelle irrisolte".

    Per onorare in pieno i bei contenuti di quest'intervista riporto infine quest'ultimo brano.

    "Tre elementi caratterizzano una società: l'economia, la politica e la cultura, che non è un panda o il Fondo unico dello spettacolo, ma il sentimento di un popolo. L'arroganza dei poteri economici e politici consiste nel credersi in grado di condurre da soli una società, ma è la cultura che permette di capire ciò che è impagabile, non negoziabile ".

    In base a questa ricostruzione psicologica di un "esperto in disastri dimenticati" o "da ricordare" come è Paolini, anche la nostra ridente cittadina non è riuscita ad evitare il disastro (perché non era compatta socialmente, legata a logiche provinciali, guidata da un potere politico ed economico arrogante, che si è creduto in grado di condurre da solo la società, senza curarsi affatto del sapere e dei sentimenti comuni del popolo), ma non è riuscita neppure ad elaborarne il lutto.



    Manfredonia non riesce e forse non riuscirà mai a crescere culturalmente (ed economicamente), perché non è riuscita a trarre insegnamento da quel disastro, oltre a correre il rischio di reagire ai nuovi soprusi mischiando sempre le cose risolte e quelle irrisolte.

  • Un giorno da non dimenticare. Dopo trentatrè anni
  • Ho perso le parole…
  • Isola5 sbarca su Coming Soon Television
  • Solidarietà alle popolazioni colpite dal sisma

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