lug 06
Curiose analogie mi spingono a riportare sul nostro blog alcune considerazioni fatte da Marco Paolini sulle pagine de ilVenerdì di Repubblica del 3 luglio. L'attore di teatro civile, che promuove il suo Racconto per Ustica messo in scena nel 2000 in occasione del ventennale della strage e pubblicato ora da Einaudi in un cofanetto libro-dvd, ha offerto la sua spiegazione al perchè nel nostro Paese la memoria ha le gambe corte .
Quella per la strage di Ustica, appunto, ma anche quella del terremoto di Messina e del Friuli, dell'alluvione di Alessandria, il disastro di Seveso (aggiungerei) e quella più silenziosa, ma che noi conosciamo bene, dell'Enichem di Manfredonia.
"siamo il Paese della futura Eurolandia con il maggior numero di sfighe. Ma come abbiamo fatto a sopravvivere?" - si chiede Paolini. "Non siamo un Paese piano - la sua spiegazione -, con tradizione di nazione, ma piuttosto di localismo, geograficamente difficile, socialmente non compatto, linguisticamente unificato di recente, politicamente ancora legato ai campanili: come fai a sopravvivere a una tale somma di catastrofi? Hai due opzioni, elabori il lutto o lo rimuovi". Tutto molto interessante. E come è accaduto molte volte - e questo è il caso dell'Enichem di Manfredonia - di solito a prevalere è la rimozione, forse perché "la rimozione serve a ritrovare una quotidianeità e un futuro. Nel tempo breve è comprensibile, ma alla lunga, determina l'incapacità di essere adulti. E c'è un altro fatto: quando c'è una nuova disgrazia si rievocano le precedenti in un album nostalgia che mischia le cose risolte e quelle irrisolte".
Per onorare in pieno i bei contenuti di quest'intervista riporto infine quest'ultimo brano.
"Tre elementi caratterizzano una società : l'economia, la politica e la cultura, che non è un panda o il Fondo unico dello spettacolo, ma il sentimento di un popolo. L'arroganza dei poteri economici e politici consiste nel credersi in grado di condurre da soli una società , ma è la cultura che permette di capire ciò che è impagabile, non negoziabile ".
In base a questa ricostruzione psicologica di un "esperto in disastri dimenticati" o "da ricordare" come è Paolini, anche la nostra ridente cittadina non è riuscita ad evitare il disastro (perché non era compatta socialmente, legata a logiche provinciali, guidata da un potere politico ed economico arrogante, che si è creduto in grado di condurre da solo la società , senza curarsi affatto del sapere e dei sentimenti comuni del popolo), ma non è riuscita neppure ad elaborarne il lutto.
Manfredonia non riesce e forse non riuscirà mai a crescere culturalmente (ed economicamente), perché non è riuscita a trarre insegnamento da quel disastro, oltre a correre il rischio di reagire ai nuovi soprusi mischiando sempre le cose risolte e quelle irrisolte.









