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La preistoria dell’industria italiana è scritta nell’acqua

Schiuma Lo sapevo che nella citazione delle mie parole l'Attaco, noto giornale di Capitanata, ci avrebbe aggiunto del suo e omesso dell'altro. Non mi preoccupo qui di quello che ha aggiunto, perchè spero di aver chiarito direttamente con l'interessato, ma per quanto riguarda le omissioni volevo approfondire quanto anticipato nel precedente post.

La fonte dell'informazione è, in questo caso, l'Espresso, del 20 marzo. 'Sottoterra c'è un killer', titolo quanto mai allarmistico, ma che rende bene il problema delle falde acquifere inquinate.

'Perchè prima o poi tutti i veleni usati in agricoltura o eliminati dall'industria finiscono sottoterra [...]. I primi dati elaborati dalle regioni e presentati dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (Apat) raccontano l'Italia avvelenata: sui 2863 punti di prelievo distribuiti sulle nove regioni che hanno finora aderito alla campagna di monitoraggio chimico, più della metà rileva gravi segni di compromissione.".

Chissà se la Puglia appartiene a quelle Regioni che non hanno ancora aderito e chissà mai, oltre al monitoraggio, a Manfredonia si avviasse un vero e proprio studio continuativo per analizzare anche questo aspetto del rischio ambientale e per la salute a cui è sottoposta la città dall'Enichem a oggi.

E non si tratta di semplici illazioni, ma di supposizioni che l'articolo dell'Espresso rafforza.

Tra i protagonisti dell'inquinamento, anche delle falde acquifere, in Italia c'è la solita Eni, l'industria di Stato che ha riversato nel terreno tetraclorotilene, esacloroetano, tetracloruro di carbonio, cromo e mercurio: "Un tipico menù industriale che ci aspetterebbe negli acquiferi di Porto Marghera, di Gela o della Campania devastata dalle discariche industriali gestite della Camorra. Non nell'Abruzzo del Gran Sasso e della Majella. Se non fosse che anche in Abruzzo si trovano posti come Bussi, sede delle storiche discariche di impianti chimici dell'ex Enimont, e dove nel ventennio si producevano le bombe all'iprite".

Concludo con le parole del giornalista che ho trovato 'profondamente' vere:

"Nelle falde sotterranee c'è scritta tutta la selvaggia preistoria industriale del Paese, che ha interrato migliaia di tonnellate di idrocarburi e metalli pesanti".




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    2 Commenti a “La preistoria dell’industria italiana è scritta nell’acqua”

    1. dino scrive:

      cosa volete che commenti? non abbassiamo comunque la guardia ,il nostro è un paese maledettamente complesso, servilismo e ribellione, momenti sonnolenti ed attimi di consapevolezze diffuse….. siamo nel bene e sopratutto nel male Sud nel mondo e quindi paghiamo il prezzo che l’economia globale ci ha assegnato: manodopera e cervelli a buon mercato, inquinamenti e devastazioni del territorio come prezzo della modernità. Tenete e teniamo duro, sopratutto in vista della prossima sentenza Un saluto a tutti/e Voi Dino

    2. Isola5 scrive:

      La preistoria dell’industria italiana è scritta nell’acqua…

      Lo sapevo che nella citazione delle mie parole l’Attaco, noto giornale di Capitanata, ci avrebbe aggiunto del suo e omesso dell’altro. Non mi preoccupo qui di quello che ha aggiunto, perchè spero di aver chiarito direttamente con l’interessato, ma …

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