mar 04
Internet soddisfa il gusto di tutti. Lo dimostra la ricerca che ho fatto oggi per arrivare alla fase 3 del nostro ciclo dei rifiuti.
Abbiamo cambiato abitudini, riducendo notevolmente i nostri consumi, facendo compostaggio domestico e differenziando tutto quello che si può differenziare.
Ora però non abbiamo esaurito la nostra 'pupu'. Ce nè è tanta ancora che non sa dove andare.
Se abbiamo differenziato bene, i nostri rifiuti solidi urbani saranno ottimi per il compostaggio industriale, dove si separano ulteriormente quei residui tossici e inquinanti attraverso un trattamento meccanico. Ciò che rimane, ulteriormente trattato, viene utilizzato in agricoltura, per la copertura delle discariche di rifiuti, per bonifiche agrarie e in certi casi anche per produrre biogas.
L'unico inconveniente è una puzza terribile.
Tornando alla nostra pupu, i vari consorzi di riciclo (vetro, plastica, alluminio, carta, etc...) a cui fa capo il Conai si occuperanno del trattamento dei nostri preziosi risparmi.
Ne abbiamo già ridotta tanta, ma ne produciamo di merda... Per ridurla ancora si ricorre a diverse scelte.
Ed è qui che è stato fondamentale internet e la sua fonte per eccellenza, wikipedia. Ho cercato la voce inceneritori e subito dati e statistiche a portata di mano. Alcune non aggiornatissime, ma possono andare.
Definizine di inceneritori:
Gli inceneritori sono impianti principalmente utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti mediante un processo di combustione ad alta temperatura (incenerimento) che dà come prodotti finali un effluente gassoso, ceneri e polveri.
In Europa ce ne sono più di 350, a Parigi, Copenaghen e Vienna sono in funzione all'interno delle città . Hanno investito in questa tecnologia olandesi, svedesi, tedeschi, svizzeri; mentre in altri Paesi sono pochi o inesistenti e sono proprio l'Austria (vedi sopra Vienna), Grecia, Finlandia, Inghilterra e Spagna.
Il più grande d'Italia è quello di Brescia che è stato premiato anche come il migliore d'Europa, ma l'Unione Europea ha più volte punito con sanzioni.
A livello sanitario e ambientale, le indagini epidemiologiche hanno evidenziato un nesso tra l'esposizione ai fumi e all'inquinamento atmosferico prodotto da questi impianti e alcune forme tumorali. Le sostanze killer, generalizzando, sono diossina e metalli pesanti.
Per ridurre parzialmente la pericolosità degli inceneritori si utilizzano le ecoballe:
Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR), traduzione dell'acronimo inglese RDF (Refuse Derived Fuel), è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe.
In questi impianti, se la raccolta differenziata viene fatta molto bene, i rifiuti secchi residui vengono triturati e pressati in delle ecoballe. Questi rifiuti speciali finiscono in termovalorizzatori che recuperano l'energia prodotta dalla combustione e producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.
E infine, quello che potrebbe essere una buona soluzione: il Trattamento biologico meccanico.
Il trattamento meccanico-biologico (TMB) è una tecnologia di trattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati che sfrutta l'abbinamento di processi meccanici a processi biologici quali la digestione anaerobica e il compostaggio. Appositi macchinari separano la frazione umida (l'organico da bioessicare) dalla frazione secca (carta, plastica, vetro, inerti ecc.); quest'ultima frazione può essere in parte riciclata oppure usata per produrre combustibile derivato dai rifiuti (CDR) rimuovendo i materiali incombustibili.
In Germania hanno costruito 64 impianti di TMB in pochi anni (rispetto a 73 inceneritori), la tecnologia sta interessando sempre di più si vede anche negli Stati Uniti, in Cina, nel Regno Unito, Spagna, Turchia, Australia, Israele, Germania, Olanda, Canada e anche in Italia i primi sono stati costruiti 35 anni fa. Nel 1993 erano 47, nel 2004 116, con un trend in crescita. Uno dei principali sostenitori di questa tecnologia è Federico Valerio, dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova. Perchè?
1. Costano di meno: in media il 50-75% in meno di un inceneritore.
2. Permettono di recuperare ancora materiali riciclabili (vetro, lattine, plastica).
3. Non producono fumi: i bioreattori chiusi con biofiltri essiccano a 40-60 gradi senza bruciare.
4. Con la fermentazione si può produrre biogas utile per far funzionare l'impianto o da mettere in rete.
5. Si riduce il materiale essiccato del 40-50%, il resto viene utilizzato come materiale inerte per i sottofondi stradali, ricoprire vecchie discariche, produrre CDR.
Pare che l'interesse sia anche fondato dalla necessità di rendere flessibile il sistema di smaltimento dei rifiuti a livello nazionale ed europeo, affiancando all'incenerizione, ormai abbondantemente diffusa, impianti di Trattamento Meccano Biologico dei rifiuti.










6 marzo 2008 alle 11:23
L’INCENERITORE DI bRESCIA è HA RICEVUTO UN PREMIO INDETTO DALL’AZIENDA CHE LO HA COSTRUITO!!!!!