Dovremo attendere marzo per conoscere le motivazioni della sentenza Enichem di Manfredonia. Il giudice monocratico Michela Valente, che aveva fissato in un primo momento la consegna per il 5 gennaio, ha chiesto altri novanta giorni prima di rendere pubbliche le motivazioni che hanno assolto i 17 imputati nel processo Enichem, perché il fatto non sussiste.
Intanto piccole indiscrezioni motivano meglio una sentenza che è apparsa subito scontata, tanto da spingere i Comuni di Manfredonia, Mattinata e Monte Sant’Angelo a ritirarsi prima che venisse emessa, interessandosi ai rimborsi offerti dalla Syndial per uscire dal processo.
Un gesto molto discutibile che ha lasciato sempre più sole le due famiglie che ancora lottano per conoscere la verità processuale (quella dei fatti già la sanno), affiancata da Legambiente, Wwf, i sindacati del Cub, le donne di bianca Lancia, la regione Puglia, la provincia di Foggia, e altri ancora.
Chi ha seguito il processo, infatti, sottolinea l’importanza di una perizia che ha dato un colpo definitivo alle tante prove portate dall’accusa: è quella del professor Gennaro Russo dell’Università di Napoli che ha sostenuto che “il tempo di esposizione all’arsenico, dal momento dello scoppio fino a gennaio 1977, ovvero quattro mesi, sarebbe stato insufficiente a provocare una conseguenza cancerogena fra le persone esposte. (articolo di Andrea Pacilli sulla GdM)









