feb 24
L'altro giorno mi ha contattato via mail un giornalista, in risposta al comunicato che io gli avevo mandato sulla lettera aperta al sindaco. Il giornalista mi chiedeva come, ma soprattutto chi e in che modo, risolvere il problema rifiuti a Manfredonia, se non si vuole riaprire la discarica Pariti2 o senza costruire un impianto Cdr.
La mia risposta via mail, purtroppo è stata un pò generica, e allora ho creduto opportuno riflettere meglio e raccogliere un pò di idee.
Il presupposto fondamentale è che esistono ormai tante esperienze consolidate in Italia e nel mondo che hanno sviluppato sistemi razionali di gestione dei rifiuti.
E quindi, se si vuole far si che i rifiuti non siano più un problema, non è certo riaprendo una discarica, o dando il via libera ad un impianto di Combustione dei rifiuti che si risolve il problema.
Il problema si risolve attingendo da queste esperienze, rimodulandole in base alle caratteristiche proprie del territorio e investendo in esse, credendoci davvero.
Ma non basta.
Il primo vero passo per risolvere il problema dei rifiuti è ridurne la quantità prodotta da ogni cittadino.
Le amministrazioni in questo caso possono incentivare alcuni investimenti e comportamenti virtuosi, che sembrano essere oltretutto molto convenienti.
Prendete ad esempio la commercializzazione del latte alla spina. In Italia viene praticata soprattutto nel nord (in Puglia ce n'è una a Bari) e pare stia producendo ottimi risultati nel rapporto qualità -prezzo (fino al 40% di risparmio per un prodotto non confezionato in plastiche anti raggi solari, senza aggiunte di Omega3 o di fissanti per l'inchiostro).

Chi lo avrebbe mai pensato che quei candidi culetti dei neonati rappresentassero per l'ambiente una minaccia incredibile? E invece, per accogliere pipì e pupù nel mondo vengono prodotti 18 miliardi di pannolini usa e getta, utilizzando 82.000 tonnellate di plastica, 1,5 milioni di tonnellate di polpa di legno, e 14 miliardi di litri d’olio. Una piaga planetaria, risolvibile adottando i pannolini lavabili. In questo modo si risparmierebbe (la spesa media per l'acquisto di pannolini usa e getta in un anno arriva a 420 euro, mentre i pannolini in tessuto, tenendo conto anche dei lavaggi, in un anno costano circa 200 euro in meno) e si salvaguarderebbe la salute di questi culetti puzzoni.
Per chi ha un giardino, una campagna, un pezzo di terra, praticare il compostaggio domestico sarebbe il modo consapevole di riciclare i rifiuti. Non sono un esperto e quindi mi affido a questo volantino e alla pazienza che avrete di leggere questo documento. Per sintetizzare, il compostaggio domestico:
- dà un significativo contributo alla corretta gestione dei rifiuti, diminuendo di molto il "fabbisogno di smaltimento" in discarica o in inceneritori;
- previene la produzione di inquinanti atmosferici che si genererebbero dalla bruciatura di questi scarti;
- garantisce la fertilità del suolo nella forma organica; utilissima per la salute del nostro orto o giardino, nonché, delle nostre fioriture in vaso.
Ultimo, ma non meno importante, il taglio degli sprechi domestici e tra questi, lo spreco dell'acqua prima di tutti. Per ridurre del 50% i consumi di acqua basta applicare al rubinetto del lavandino e a quello della doccia un riduttore di flusso. Spesa: circa 2 euro.

Gli italiani, è una notizia che più volte di recente è stata ripresa dai giornali, sono ai primi posti tra i consumatori di acqua in bottiglia. Vetro e soprattutto plastica in grande quantità che viene utilizzata e buttata. Lo stesso vale per molte altre bevande, consumate anch'esse in bottiglie e bicchieri di plastica o vetro.
In questo caso la cosa più semplice da fare è quella di convincere i locali e i commercianti ad applicare la formula del 'vuoto a rendere', rendendo in cambio una percentuale della consumazione o dell'acquisto alla restituzione dei vuoti in vetro. E si, perchè la premessa rimane quella di limitare drasticamente l'utilizzo di contenitori in plastica.
Si conclude qui la prima fase. Abbiamo ridotto tantissimo i rifiuti, ma soprattutto gli sprechi, con un grandissimo sforzo: non è mica facile convincere tutti che questo è il modo migliore per risolvere i problemi. Ci siamo accorti però che la maggior parte di queste pratiche virtuose è conveniente per tutti. Bisognerebbe farglielo capire e il gioco è fatto.
Così, però, abbiamo risolto solo una parte dei nostri problemi e, per questo, dobbiamo passare alla Fase2, la raccolta porta a porta.










25 febbraio 2008 alle 10:27
BRAo brao, che quasi quasi lo stampo e famo un manifesto da appiccicare un po in giro…..propaganda vecchio stampo!!!