
La storia si ripete. Non è la prima volta, infatti, che l'Eni può cantare vittoria nelle aule di un tribunale.
Era già successo nel 2001, al tribunale di Mestre, con l'assoluzione dalle imputazioni di omicidio colposo, strage, disastro ambientale di 28 imputati (tra i quali i vertici di Enichem, Edison e Montedison).
Gli imputati erano accusati della morte per tumore di 157 persone e 103 casi di cancro.
La storia si ripete. Anche in quel caso il processo nasce dalle denunce di un ex operaio, Gabriele Bortolozzo, insospettito dalle morti legate al Cvm (cloruro di vinile monomero), i cui effetti cancerogeni erano conosciuti già negli anni 70.
La storia si ripete. Anche in quel caso le aziende avevano offerto un risarcimento di 70 miliardi di lire alle famiglie degli operai ammalati o morti.
La storia si ripete. Anche in quel processo non emersero le connessioni di causa-effetto tra le azioni di chi dirigeva il petrolchimico e i danni sui lavoratori.
La storia si ripete, ma non lo abbiamo ancora imparato, ed è poco consolante che
in appello a Marghera siano stati condannati 5 dirigenti montedison a un anno e mezzo di reclusione per un omicidio comploso, mentre sono stati prescritti altri sette omicidi colposi, dodici casi di lesioni colpose e le contravvenzioni per omessa collocazione degli impianti di aspirazione.
Per i dirigenti Enichem di Manfredonia, il secondo grado dovrà partire, ma se la storia si ripete...
Assolti per non aver commesso il fattoUn triste anniversarioLe buone idee vanno copiateLa preistoria dell’industria italiana è scritta nell’acqua
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